
In una mappa di fine secolo XVII (disegno a penna e colorazione ad acquerello) viene fedelmente riportato il mulino di Zovon e, dalla parte opposta del Rio Zovon, una costruzione che rappresenta la prima immagine dell’attuale casa, ampliata e rimaneggiata nei secoli successivi.

Il disegno è attribuibile a Sebastian Berolo, pubblico perito di Padova. Archivio di Stato di Padova.
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Particolare della mappa
Si noti la fontana (in alto a sinistra evidenziata dal disegno della mano), ancora esistente, e la strada, definita via Comune, che allora correva lungo l’argine del Rio Zovon.
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Nel catasto austriaco, relativo ai primi decenni dell’ottocento, è presente un piccolo edificio, in corrispondenza a quelli riportati due secoli prima. Dalla parte opposta strada e del Rio è evidenziato il mulino. Grande importanza era riservata al mulino. L’utilizzo dell’acqua portava spesso a scontri di interessi: l’accaparramento che ne facevano i mugnai suscitava la protesta degli agricoltori, che l’usavano per l’irrigazione, ma anche la rivalità tra mugnai stessi, quando il mulino era sullo stesso corso d’acqua, era notevole. |
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La foto è del 1945, ma informazioni tramandate oralmente testimoniano che gli immobili della via erano gli stessi negli ultimi decenni del 1800. Il caseggiato, che amplia il precedente, e stato quindi edificato da metà del 1800 a fine secolo. |
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Il caseggiato di via Calti è un tipico esempio di aggregazione in linea di singole abitazioni, continuato nei decenni successivi, come dimostra la stessa immagine a fine anni settanta. |
Gli ampliamenti sono avvenuti secondo uno schema tipico quando si insediava un nuovo nucleo famigliare: unica stanza al piano terra, unica stanza al primo piano; oppure due stanze al piano terra e due al primo piano. La prima parte del caseggiato ha un aspetto signorile: ha infatti un secondo piano adibito a soffitta-granaio e un’ampia recinzione di una corte lastricata in pietra su cui venivano una volta fatte asciugare le granaglie destinate al vicino mulino. La facciata principale del fabbricato è orientata a sud per sfruttare al massimo il calore del sole. L’ampio porticato, che immette alle stalle e al fienile, è insolito per il suo arco a sesto ribassato. I piccoli edifici staccati dal principale, che si notano nella foto del 1945, sono destinati all’allevamento degli animali di corte, sempre presente nelle case di campagna. Oggigiorno può sembrare strano lo stretto connubio tra animali da stalla, da cortile e uomini, ma noi siamo figli di una evoluzione socio-culturale che in pochi anni ha rivoluzionato gli stili di vita della persone.
Nel 1948 la famiglia Zanetti (Luigi e Maria e 7 figli) acquista l’immobile, questo è in condizioni precarie. L’edificio viene ristrutturato mantenendone tuttavia quasi intatto l’aspetto esterno. Vengono eseguite le pavimentazioni al piano terra ormai ridotte a terra battuta e ciottolo; viene realizzato un gabinetto, nel retro in adiacenza all’edificio; questo è uno dei primi costruiti nella contrada, indice di un sicuro cambiamento sociale anche in campagna; nelle case non c’è acqua corrente, che viene prelevata ogni giorno da fonti pubbliche; rappresenta una ricchezza avere a disposizione una fontana privata (quella già vista nella mappa del 1600). L’edificio viene portato a una funzionalità igienico sanitaria consona al periodo dell’immediato dopoguerra per una abitazione rurale. Interventi successivi hanno comportato solamente delle trasformazioni interne di tipo funzionale o igienico-sanitario.
Nel 1953 nasce Roberto, ottavo, ma unico figlio nato nella casa. I figli si sposano e formano una propria famiglia allontanandosi dalla casa paterna. Nonno Luigi va in pensione e parte del fondo agricolo viene venduta. Resta di proprietà la casa con il portico e un piccolo appezzamento di terreno coltivato a vigneto e orto.
Con i genitori resta solo Roberto che nel 1980 sposa Rosanna e assieme ristrutturano la parte rustica (stalla-fienile-portico) nella loro abitazione. Prima nonno Luigi (Lauro) e poi nonna Maria se ne vanno: a loro Roberto, Rosanna e il figlio Diego dedicano l’ ultimo restauro di Ca’ Lauro.
Alcune case hanno il dono di essere testimoni di lunghi periodi di storia, le loro pietre raccontano e il “ frammento ” che riguarda la vita attuale è solo una minuscola tessera di un grande puzzle. Per questo è importante …non perderle!...E loro chiedono. Se sai dare la giusta risposta resteranno per secoli ancora. Abbiamo scritto nella meridiana del tempo Horas Tibi Serenas, le ore ti siano liete. Abbiamo voluto interpretare un desiderio e lasciare un auspicio.